mercoledì 24 settembre 2014

Una domenica nei Simbruini

L'escursione di Domenica nei Simbruni


Come pianificato domenica scorsa siamo andati a raggiungere la cima del Monte Tarino.


A dire il vero l'escursione, programmata da tempo, è stata in forse fino all'ultimo. Fino alle 13 del Sabato, infatti, si erano prenotati solo 2 soci, più un terzo in forse...
Il meteo ballerino durante la settimana aveva dato in alternanza nuvole, pioggia o sole. Forse questo non ha aiutato.
Sabato mattina a Roma cadeva la pioggia.

Tutto lasciava presagire una gita annullata, quando spunta il sole in città.


Quindi segue una raffica di chiamate fino al pomeriggio.
Siamo arrivati così a formare un gruppo di una quindicina di persone.

Il percorso si snoda nel Parco Naturale Regionale dei Simbruini, al confine tra Lazio e Abruzzo. Uno dei più estesi della regione ed anche dei più alti. Come praticamente tutto l'Appennino, è di origine carsica, pieno di grotte e cavità naturali. D'inverno è ideale per belle uscite di sci-escursionismo e ciaspole.

Domenica sul presto arriviamo a Campo Rotondo, dopo una breve sosta al famoso bar di Cappadocia.

Campo Rotondo

Purtroppo al momento di prepararsi, uno dei soci scopre di avere dimenticato gli scarponi a casa!
Era uno degli autisti, non può più venire con noi in gita. Per fortuna c'è modo stringerci un po' nelle altre macchine e può tornare a Roma senza doverci aspettare fino al pomeriggio.

Si cominicia, in discesa, lungo la sterrata che porta al Santuario della S.S. Trinità, salvo uscire per una scorciatoia ed arrivare al confine tra Vallepietra (RM) e Cappadocia (AQ), proseguiamo per il Fosso Fioio, fino al punto più basso della escursione (1250) e si comincia a salire.
La Langara e le sue mucche

Faggio
Attraversiamo la bella valle della Langara, ricca si acqua, di fontanili e verdissima. Troviamo alcune mucche tranquille al pascolo, ma nessun cavallo come le altre volte.
Proseguiamo ancora per il Fontanile Campitelli e ci inoltriamo nel bosco per la salita di giornata.

Il sentiero nel bosco è ben segnato dalle familiari tracce bianco rosse del CAI.
Sulla salita, nelle radure di bosco aperte al sole, spuntano moltissime piantine di fragole di bosco, ma di queste nemmeno l'ombra. Li per li pensiamo che la stagione piovosa e poco calda ne abbia rallentato la crescita.

Saliamo un altro poco e incontriamo un grosso gruppo di escursionisti un po' rumorosi, sono del CAI di Latina: ecco chi ha razziato tutte le fragole!
Sono più lenti di noi e cerchiamo di superarli nel momento di una loro pausa, non ci riusciamo tutti, visto che il sentiero è stretto. Decidiamo di farli passare e accodarci, almeno fino al Pozzo della Neve, dove il bosco finisce e la vista sul Tarino è magnifica.

Non ci fermiamo più di tanto e proseguiamo per la vicina cima con l'ultimo sforzo.
Il tempo imbruttisce un po', le nuvole si addensano su di noi e sulla cima, tira un po' di vento ma fortunatamente non piove.
Mentre magiamo un meritato panino, riposiamo un po' e godiamo il panorama che compare e scompare sulla bella valle di Campo Ceraso.

Discesa dal Tarino
Si scedende un piccolo pezzetto per la stessa via dell'andata, ma prima di arrivare al Pozzo della Neve, si svolta a destra per il Vallone Ciociaro, boscosissimo, che ci porta fino al Campo Ceraso. E' segnato, ma poco, con delle vecchie tracce di bomboletta spray rosse e gialle, con del nastro bianco-rosso ormai sbiadito, ed il sentiero coperto di foglie è appena visibile.
Con nostra gioia, nella parte finale attraversiamo dei prati pieni di fragoline! Si vede che qui passano in pochi.


Cippo di confine
Seguiamo la sterrata di Campo Ceraso fino al cippo che porta a Fosso Fioio. Non lo imbocchiamo per non allungare troppo. Risaliamo un po' fino ad un secondo cippo e poi riprendiamo la sterrata che in saliscendi ci porta fino alla strada per il santuario, appena sotto le macchine, per chiudere l'anello.



Il Tarino visto dal Campo Ceraso

Alla prossima non mancate!

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